Continua la, spero, lunga serie di post che intendo pubblicare in merito ad eventi e iniziative organizzati per aumentare le possibilità di relazioni reali dei disabili, tra loro o con persone “normodotate”: una terapia molto efficace per combattere la dipendenza dalla tecnologia è quello di fare attività fuori casa, con persone in carne ed ossa, ed il ballo è, come lo sport, un modo molto interessante per potersi confrontare con le proprie capacità fisiche e con quelle di un’altra persona, nonché per favorire la nascita e lo sviluppo di rapporti umani reali, fuori dall’ambiente Internet. Ovvio che questi corsi per disabili di cui parla l’articolo qui sotto, sono solo dei punti di partenza. Un qualcosa che serva a capire e far capire che anche una persona con disabilità visiva può ballare, ma è sempre viva la speranza che un domani, da qui, si possa partire per poter realizzare dei corsi di danza “misti” nati per chi ha tutti e 5 i sensi ma a cui possa partecipare anche chi ne ha 4.
Lasciando stare il “diversamente abili” scritto nell’articolo, espressione che odio, incollo il testo dopo il salto.
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Il Resto del Carlino del 07-11-2009
Non vedenti a ritmo di tango
BOLOGNA. Ballando il Tango le coppie di non vedenti. «Ancora un altro brano», dice Mirto che vuole perfezionare il passo laterale che i maestri di tango
argentino, Bruna Zarini e Michele Mollica, hanno appena spiegato. In via Dell’Oro, a due passi da porta Castiglione, una sala dell’Unione italiana ciechi
e ipovedenti, il martedì sera, si trasforma in una pista da ballo per il secondo corso di tango argentino per non vedenti. Un progetto pilota che nasce
e si sviluppa a Bologna e che presto potrebbe essere esportato in altre regioni d’Italia e, perché no, anche fuori dai confini nazionali. Tutto è nato
dalla creatività di Bruna Zarini, da una vita nel mondo del tango. «Un giorno racconta una mia carissima amica tedesca, Gaby Mann, di ritorno da Vancouver,
mi dice di avere ballato il tango con un non vedente. E alcuni giorni dopo mi contatta Massimo Tagliata, un grande musicista, e mi dice perché non organizziamo
un corso di tango?’. Ricordo di avere risposto d’impeto: Ma è una cosa da matti’. Il tango è basato sull’estetica, sull’aspetto visivo, sulla mirada y
cabezeo’: non funziona per un non vedente. Ma poi ho riflettuto a lungo e ho raccolto la sfida: il tango è un ballo che si esegue anche ad occhi chiusi,
abbracciati, ed è su questo che ho lavorato. Ho spostato tutto dall’aspetto visivo a quello sensoriale». Ed ecco i risultati: una decina di uomini e donne
non vedenti si ritrovano in via Dell’Oro. A questo corso ne seguirà un altro. Va avanti la lezione. Quando Bruna Zarini e Michele Mollica spiegano come
il ballerino deve abbracciare la ballerina, prendono la mano del non vedente e l’accompagnano sulla loro mano per far capire come si deve tenere. Spiega
Bruna Zarini: «I non vedenti hanno una capacità di apprendimento e di memoria incredibile: basta farlo sentire una volta perché eseguano tutto per bene.
E’ chiaro poi che quando ballano, dobbiamo stare loro vicino per evitare che possano inciampare». Il presidente dell’Unione italiana ciechi e ipovedenti,
Egidio Sosio, parla del tango come momento di «socializzazione», un’occasione «per fare incontrare i non vedenti, restii ad uscire di casa». E lancia un
appello alle istituzioni: «Aiutateci e sosteneteci anche finanziariamente dice affinché occasioni come queste siano più frequenti». Il maestro di tango
argentino Gianni Giberti sottolinea: «Da alcuni anni il tango argentino viene proposto a scopo terapeutico sia per i normodotati che per le persone diversamente
abili. Le peculiarità di questo ballo sono tali da renderlo interessante non solo per l’aspetto motorio ma soprattuto per la sua capacità di stimolare
in modo originale ed ampio sia la sfera sensoriale che quella emotiva».
di Pier Luigi Alberici
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