E’ successo qualche giorno fa: dopo sei mesi, sei lunghi mesi, in cui sto combattendo all’ultimo sangue contro la IAD, ecco che in poche ore sembrava che una folata di vento mi avesse letteralmente sollevata da terra e riportata, senza alcuna possibilità di scampo, di nuovo sul fondo a faccia in giù.
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Tutto è iniziato con una notizia terribile su un’amica, una cara amica, affetta da una malattia che la sta distruggendo inesorabilmente e che molto probabilmente è peggiorata.
Inevitabile quindi la paura di perderla, già mi è successo di aver perduto un’amica giovane in passato per un tumore alle ossa e solo il pensiero di dover prima o poi perdere anche lei, mi distrugge dentro; si può essere preparati, sapere che per la malattia non c’è scampo, che forse per quella persona la morte sarebbe l’unica soluzione di ritrovare un po’ di pace, ma alla fine l’istinto e i sentimenti hanno sempre la meglio sulla razionalità e il dolore per l’eventuale perdita si acuisce sempre.
Di conseguenza, sono stata quasi tutta la giornata con una mano sul cell, aspettando la vibrazione dell’sms o della telefonata con qualche notizia su di lei, che naturalmente non è arrivata; avevo il chiodo fisso sulla testa, e mi sono consolata studiando un po’ di roba di lavoro ma ogni tanto, per liberare la mente, ho anche cazzeggiato un po’ in chat. Sono arrivata a casa dal lavoro stanca e con la tensione alle stelle, e così a casa, per una serie di motivi apparentemente banali, è scattata una incomprensione con le persone a me più care; una frattura che, temevo, oramai fosse senza ritorno. Mi sono sentita la terra cedere sotto i piedi.
Sapevo che stavo male, che mi sentivo sola, e per questo avrei passato tutta la notte su internet a non fare niente, allora perentoria spengo il computer e mi butto a letto, dopo aver preso la solita dose di melatonina, l’integratore che prendo da anni per curare un problema di insonnia che avevo e che con quell’integratore ho risolto.
Niente da fare. Il sonno non vuole arrivare neanche lontanamente, e quelle poche volte che riesco a chiudere occhio, ecco che mi si para davanti la scena dell’amica mia in mano ai medici che fanno l’impossibile inutilmente per salvarle la vita e in più sento anche le persone che hanno avuto l’incomprensione con me, che mi cacciano dalla propria vita per sempre.
Metto l’auricolare, quindi, sul telefonino e provo a sentire un po’ di radio; niente da fare, peggio ancora, parte la musica e fatalità proprio delle canzoni che mi ricordano dei momenti belli.
La testa inizia a girarmi, sentivo freddo e nello stesso tempo il mio corpo aveva iniziato a sudare; si sono aggiunti anche problemi intestinali, le mani e i piedi che un po’ tremavano ma non poi tanto.
Il sospirato sonno, non arriva neanche con la radio, nonostante la musica per me sia un ottimo sonnifero ed anti-dolore! In preda alla disperazione più acuta e con la convinzione (povera ingenua!) di accendere un attimo e spegner subito, accendo facebook. Saranno state l’1 di notte circa, erano già 2 ore e mezza che mi agitavo nel letto senza meta e prospettive.
E così, vedendo che connessi erano in pochissimi, ho iniziato a parlare da sola e scrivere cazzate sul social network, più o meno volgari.
Mi girava la testa, mi batteva il cuore, sudavo, le mani si muovevano quasi da sole sulla tastiera del telefonino, è stato terribile. Il sonno non arrivava e ho provato un’altra strada: provare seguendo dei filmati su youtube.
Il risultato riesce parzialmente, mi calmo.
Ecco che Morfeo, la divinità del sonno, si avvicina e tenta di prendermi con sè, sul + bello niente. Suona la sveglia, era sabato mattina e stavo per andar via; quella di qualche notte fa, è stata la peggior ricaduta credo da che ho iniziato a combattere, avevo veramente paura di non farcela più. Poi, naturalmente, per fortuna l’affetto inaspettato di un paio di persone, mi ha riportato in carreggiata, persone che si sono rese conto perfettamente di avermi fatto del male e a cui anch’io ne ho fatto; la incomprensione è stata ricucita per fortuna, ma il resto non ancora. Il problema si ripresenterà certo, ma ora che conosco il nemico, so per certo che non è la netdipendenza il modo di risolvere i problemi.
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