E così Elton John è nemico di Internet

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Ho preso la dichiarazione di Elton John da un blog, notizie da gatteo e dintorni, trovato mentre facevo una ricerca in rete, sempre in merito all’uso, abuso e da ; nell’articolo linkato qui, i concetti bene o male sono simili a quelli che già ho espresso in questo sito ma principalmente mi ha lasciato impressionata la dichiarazione di Elton John, sull’utilità (inutilità) di .
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L’articolo è stato scritto, nel blog che ho citato, in data 12 settembre 2009 quando Elton John è stato a Napoli per un concerto gratuito:

è la causa di ogni male. Elton sostiene di essere totalmente tecnofobo e di stare alla larga da iPod e telefonini, ma le sue indicazioni tornano ancora una volta nell’ambito musicale: «all’inizio degli anni settanta, venivano lanciati almeno dieci nuovi album alla settimana, ed erano fantastici. Ora sei fortunato se trovi dieci album all’anno di quella qualità. Eppure, escono molti più dischi nuovi adesso».

Con tutto il rispetto per Elton John, che musicalmente ho sempre stimato molto: chi è lui per decidere quale è migliore e quale no?
Va bene che la da bimbiminkia, non faccio nomi, dura una stagione e già l’anno dopo ci si dimentica; ma per quanto poco, come ci si può permettere di considerarsi migliori di chi che sia? Io credo che ogni , ogni musicista, segua il contesto storico; anzi, principalmente il contesto in cui egli stesso vive. Cosa c’entra ?

Le parole di Elton John, al quale non manca evidentemente un certo coraggio nelle proprie idee, hanno attirato l’attenzione e hanno sollevato molti commenti a metà tra l’incredulità e l’opposizione totale. Elton John taglia corto: va abbandonato, combattuto, osteggiato. è un pericolo. Punto.

Contento lui, contenti tutti; ma se non ci fosse , io dico, in quanti giovanissimi conoscerebbero le sue vecchie e più belle canzoni? A parte chiaramente i di collezionisti di .

Le parole del cantante (rilasciate a The Sun) sono così tradotte da La Repubblica: “io dico alla gente: uscite, comunicate. Spero che il prossimo movimento musicale demolisca definitivamente . Dobbiamo scendere in strada e protestare, anzichè stare a casa sui blog”.
Secondo Elton John la rivoluzione deve partire dall’ambito musicale, per cui rappresenterebbe un grave pericolo piuttosto che una grande opportunità: “penso che sarebbe un grande esperimento spegnere per cinque anni e vedere che sorta di arte viene prodotta in quel lasso di tempo. Il punto è che c’è troppa tecnologia disponibile: scommetto che se si riuscisse a fare questa prova, verrebbe fuori molto più interessante di quella che si ascolta al giorno d’oggi”.

Se ne sei convinto tu, elton john, allora…! No, non va così. La rispecchia, vogliamo o no, il contesto storico e sociale in cui si vive. Esattamente come la letteratura. Siamo in un periodo in cui l’immagine, la pubblicità, hanno pressoché il sopravvento su tutto il resto; in cui c’è una grandissima frenesia di sfornare sempre roba nuova, che poi, come detto prima, l’anno dopo ce la dimentichiamo già. E allora, come si può pretendere di avere qualcosa di qualitativamente buono, se si sta a privilegiare altro?
Un’altra cosa interessante che trovo sullo stesso articolo, è questa: come in tutte le cose, anche la della è diventata un business:

Negli USA ha aperto i battenti la prima struttura dedicata alla disintossicazione da : 45 giorni di per tornare a vivere una vita serena.

ReSTART è una casa di per il trattamento per l’eccessivo uso di , videogiochi e chat. Il sito spiega con dovizia di dettagli come e perché tale debba essere considerata alla stregua di una vera e propria malattia, proponendo infine un ciclo di in grado di ripristinare l’equilibrio psichico all’interno della persona preparando la stessa ad affrontare nuovamente la vita. L’ Addiction, infatti, non sarebbe tanto conseguenza di un eccessivo rapporto con la tecnologia, ma quest’ultimo sarebbe semplicemente la manifestazione di problemi più profondi quali depressione, mancato adattamento, difficoltà nei rapporti sociali. La chiusura sugli strumenti tecnologici, però, rischia di aggravare il tutto: il vizio sarebbe paragonabile all’alcolismo, generato da un ciclo senza fine che crea bisogno senza offrire soddisfazione. ReSTART identifica il tutto nel contesto dell’ ( Addiction Disorder) e, ovviamente, promette di avere una soluzione alla portata.

Il tutto al “modico” prezzo base di 14500 dollari – comprendente vitto, alloggio, sedute individuali di psicoterapia, attività nei weekend e pratiche quotidiane rieducative, come coltivare un orticello, mungere capre o raccogliere funghi.

Alla facciaccia tosta! E chi li ha 14500 dollari?
Mah, valle a capire te certe cose
Conto di trovare maggiori informazioni sul progetto reSTART e pubblicarle qui su iadkiller.

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