Un tempo, anche non troppo lontano, per vendicarsi di una persona che ci ha fatto un torto gli si bucavano le gomme dell’auto, gli si metteva una bottiglia di vetro sotto la ruota posteriore sempre dell’auto in modo che si rompesse la gomma quando lui faceva retromarcia. Oppure altre vendette peggiori che non mi vengono in mente ma, comunque, reali e soprattutto a cui si poteva, difficile quanto fosse, dare prima o poi un volto.
Ora invece, con Facebook e la comunicazione in tempo reale in genere, è assolutamente impossibile dare un volto in tempi brevi a certi dispetti che sembrano banali ma possono veramente avere delle conseguenze a dir poco disastrose.
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Ho letto tra gli stati di facebook dei miei contatti, questo messaggio:
CLAUDIA RIVALTA e DANIELA MAINARDI sono hackers!!! Non accettate la richiesta di Amicizia per nessun motivo!!! Ottengono ID del vostro PC ecc ecc… Fate
girare il messaggio!!!
Facendo ricerche su google con i nomi in questione non ho trovato assolutamente niente, anzi, Claudia probabilmente è pure una volontaria di Emergency e Daniela è una erborista (credo) e mamma, pure. Poi omonimi ce ne possono esser tanti, di persone che possono avere la doppia vita ce ne stanno tantissime al mondo, ma non è questo il punto: il problema grosso è che la massa delle persone è ignorante e crede come oro colato ai messaggi mandati dagli amici. Già amici poi, è una parola grossa in certi casi.
Verso febbraio di quest’anno era passato un altro appello falso, sul sito del Disinformatico, in cui un tale Danilo Mastrantoni sarebbe uno che manda virus e fa casino, bisognava iscriversi a un gruppo nel quale si citava addirittura un articolo di Repubblica mai esistito: probabile vendetta personale, come dice l’autore del Disinformatico stesso.
Ma quali possono essere le conseguenze di un gesto simile?
Come già detto, l’ignoranza informatica, anche a livello basilare, dilaga e la gente abbocca facilmente a queste catene giustificandosi con l’affermazione “meglio inviare un messaggio in più, rischiando di sbagliare, piuttosto che stare zitti e col dubbio che sia una cosa vera” anche se comunque, nel caso specifico, non trovo nulla di attendibile nel dire “si impossessa dell’ID del computer eccetera eccetera”, non ci vuole un ingegnere per intuire che è una cosa riportata a pappagallo da uno che non capisce niente …e non solo di informatica.
Ma quali sono le conseguenze di un simile gesto?
Uno arrabbiato perché la ex l’ha lasciato per un altro. Prende, e va a dire in giro su facebook “non accettate l’amicizia da questa persona perché danneggia i computer”
Ecco che, la persona in questione, inizia a propria insaputa a venir isolata, da tutte quelle persone (tante) ignoranti che leggono il messaggio, non lo verificano e lo mandano in giro a propria volta. In poco tempo la persona che ha iniziato la catena, perde il controllo della sua arma che continua a spargere voci diffamatorie in giro, perdendo così la possibilità di essere perseguibile per diffamazione almeno a livello pratico, nel senso che legalmente sarebbe perseguibile chiunque copia il messaggio e lo diffonde perché diffama a propria volta, ma è impossibile che la vittima, con una causa, riesca a essere risarcita dei danni da parte di tutti.
Io personalmente, a volte spero che semplicemente la fonte delle catene non abbia idea dell’arma di distruzione di massa che può rappresentare una catena di sant’antonio, perché se davvero uno lo sa ed è in mala fede, è una persona pericolosa perché può veramente distruggere la vita a qualcuno. Unica cosa che mi sento di dire, quando si ricevono sui propri account messaggi che invitano a non aggiungere la persona x o y su facebook, non li si faccia girare. Li si ignori e basta. Non si diventi complici della distruzione della vita sociale di chi che sia, anche se è il più stupido della terra ma se è una persona che non conosciamo, non mettiamoci in mezzo a fare noi da giustizieri per gli altri: se un giorno una cosa simile capitasse a noi? E’ vero che l’isolamento sociale della “vittima” avviene in rete, però purtroppo non è la prima volta che dalla rete si passa alla vita reale.
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