Michael viveva in modo assolutamente normale: un lavoro, una casa, una reputazione. Un lavoro onesto, come tutti, in cui il computer è diventato indispensabile. Mai uno sgarro, una visita a siti con contenuto a sfondo sessuale, né con adulti né tanto meno bambini.
Probabilmente per disattenzione o per scarsa informazione sull’argomento, ha cliccato sopra l’installazione di un dialer, un cioè un programma malevolo che redireziona la linea di collegamento Internet verso numerazioni a valore aggiunto.
Ecco che la vita di Michael cambia, dopo che il conto telefonico dell’azienda si alza inesorabilmente.
0
E non è stata una semplice, si fa per dire, questione di soldi, c’è andata di mezzo la reputazione: Michael non è finito su un sito di donne o di musica on line, è finito su un sito pedopornografico: risultato, licenziamento in tronco e vita rovinata includendo anche minacce di morte. Il meccanismo è semplice: tramite dei programmi malevoli, i pedofili possono archiviare il materiale e scambiarselo in completo anonimato, utilizzando dei computer zombie, quelli appunto infettati che a loro insaputa fungono da videoteca e biblioteca dell’orrore.
Le raccomandazioni sono sempre le solite: gli antivirus e anti spyware vanno sempre e continuamente aggiornati.
I pc infettati scaricano automaticamente foto di minori
A24 09 Novembre 2009, 15:31Essere accusato di pedofilia per colpa di un virus informatico. Un programma che infetta i computer e li spinge a raccogliere incessantemente materiale pedopornografico. Sono sempre di più, secondo un’indagine di Associated Press, i casi di persone innocenti che senza saperlo accumulano tonnellate di filmati e foto porno che hanno come soggetti dei minori.
Nel 2007, la vita di Michael Fiola è andata in pezzi. Nell’ufficio dove lavorava, in Massachussets, sono cominciati a circolare sospetti per il conto altissimo della bolletta del suo computer. Dopo un controllo, i suoi superiori hanno trovato migliaia di foto pornografiche che raffiguravano bambini. L’uomo è stato licenziato in tronco. Ha ricevuto per mesi minacce di morte. Per provare la sua innocenza ha dato fondo a tutti i suoi risparmi: 250mila dollari in spese legali.
Alla fine si è scoperto che il computer di Fiola era stato infettato da decine di virus che facevano partire automaticamente delle ricerche in siti pedopornografici. Mentre il materiale porno si accumulava, l’archivio di Fiola era visitato da veri pedofili, che in questo modo potevano agire in tutta sicurezza.
L’indagine di Associated Press ha rilevato decine di altri casi simili. Si tratta di situazioni difficili da risolvere. Quasi sempre infatti i colpevoli di pedofilia si difendono sostenendo che il proprio computer è stato infettato da un virus. Una strategia che ormai è vista con scetticismo dalle autorità. “E’ una scusa classica. Come lo studente che al professore dice: ‘il cane mi ha mangiato i compiti’ “, spiega Phil Malone, direttore del Cyberlaw Clinic presso l’università di Harvard, un centro specializzato in sicurezza e problemi legali relativi ad Internet. “Il problema – aggiunge Malone – è che a volte il cane ha davvero mangiato i compiti dello studente”.
Fonte: ZeusNews, 9 novembre 2009.
Ti è stato utile questo articolo? Se sì, puoi fare una donazione a IAD Killer, per mantenere il progetto in vita e continuare a fornire articoli di qualità.
Popularity: 1% [?]








Pingback: Non c’è limite al peggio