Il sito Odio facebook continua a fornire diversi articoli alquanto interessanti per iadkiller, peccato che davvero siano troppi e, a lungo andare, il progetto diventerebbe monotematico; anche perché iadkiller per primo è su facebook: una sorta di “combattere il sistema dall’interno”.
Ho trovato una interessante testimonianza su Punto biz, che dovrebbe far drizzare le orecchie a tutti, prima di usare eccessivo zelo ed entusiasmo nelle proprie attività in rete.
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Autore: Francesco Di Martile, data: 12 gennaio 2009.
Che cos’è Facebook per me? Uno strumento per socializzare che rischia di farmi perdere, tanto per incominciare, un amico, ma potrebbero anche essere più d’uno. L’altro giorno ho ricevuto, infatti, una letterina molto gentile: “Caro Francesco, se hai bisogno di dirmi qualche cosa preferisco che c’incontriamo di persona e, se proprio non si può, chiamami col buon vecchio telefono. Odio questi strumenti online ai quali non partecipo e non intendo partecipare nonostante il tuo gentile invito. Un abbraccio”. Quell’abbraccio m’è sembrato più uno schiaffone che un segno d’amicizia.
Come fai, però, a spiegare all’amico e ai tanti altri che hanno ricevuto “l’invito a collegarsi”, “l’invito a diventare amico” che tu non c’entri niente? Che è tutta colpa di Facebook, Linkedin, Plaxo, Twitter e quant’altro che succhiano gli indirizzi email della tua rubrica e “spammano” inviti a tuo nome senza che tu ne abbia alcun controllo? Sicuramente al momento dell’iscrizione al servizio ho accettato questo meccanismo infernale senza averne né letto i dettagli né, soprattutto, comprese le conseguenze concrete. E di questa colpa originaria cospargo il mio capo di cenere. Come faccio, però, a rimediare alla rottura di scatole che involontariamente ho procurato ai miei amici e conoscenti?
Il fatto è che insieme ad altri 5 milioni di italiani sono incastrato nel meccanismo psicologico: “Come faccio a non collegarmi a… a non accettare la richiesta di amicizia di… E se poi si offende?” e così accetto inviti, rispondo. E alimento così le sabbie mobili del “social networking” intrusivo che risucchia me e chi è nel mio indirizzario. So che per interrompere questa catena di Sant’Antonio involontaria dovrei starmene zitto zitto, non accettare “provocazioni” e fare in modo che questi programmi, dopo un po’ d’inattività, mi depennino e giudichino stecchito, morto.
Ma come si fa a resistere? Infatti c’è del buono in questi programmi di “socializzazione”. Proprio l’altro ieri ho ricevuto un paio di messaggi: uno da un amico emigrato in Usa e l’altro in Costa Rica. Avevo perso le tracce di entrambi. Ora sono felice di aver scambiato con loro qualche messaggio e ricollegato fili altrimenti recisi. Come salvare, insomma, capra e cavoli? Prendere il buono di Facebook e perdere la parte più seccante?
C’è infine un dettaglio che tanto ininfluente non è: questi programmi di “socializzazione” sono time consuming. Fanno perdere un sacco di tempo, a volte in modo piacevole a volte come noiosa seccatura.
Dal punto di vista aziendale, poi, spesso vengono considerati una iattura perché “distraggono” dagli scopi aziendali. Senza star qui a spaccare il capello in quattro occorre far notare anche a chi è decisamente contrario a tenere aperto l’accesso aziendale a questi strumenti di socializzazione, che può venir del buono al business anche da Facebook, quanto meno nell’ascolto di ciò che si dice in giro, che cosa appassiona le persone, le mode incipienti. Insomma, non tutto è marcio e da buttare e, come in molto altro, occorre fidarsi del proprio e altrui buon senso.Ed è al buon senso dei miei amici dunque che faccio appello. Se c’è qualche cosa d’importante da dirsi non useremo certo la bacheca di Facebook, ma per un saluto veloce, un battuta, un sorriso useremo anche quello, magari al posto dell’Sms del cellulare.
L’autore dice: “i social network succhiano gli indirizzi dalla mia rubrica e mandano inviti a raffica”
Non è del tutto vero!
Questi passaggi sono assolutamente semi-automatici; o meglio, è vero che quando si entra per la prima volta in un servizio come questo, si viene esortati a invitare tutti i nostri contatti. però di solito esiste sempre l’opzione “salta quest’operazione” o “rimanda a più tardi”
Il problema è che spesso e volentieri, l’utente medio queste cose non le sa e pensa: “tanto, che male faccio?”
Si fa, male. E tanto.
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