A volte sembra che un sito chiamato “odiofacebook.net” possa essere soltanto un mare di critiche verso un qualcosa di molto usato, i soliti anticonformisti che trovano ogni notizia di cronaca, valida per imporre la propria idea “bastian contrario” agli altri.
Invece, no: dando il giusto peso a ciò che si legge, si può trovare degli ottimi spunti per riflettere, scoprendo situazioni a cui, magari, quando ci iscriviamo ad un servizio che va di moda o comunque è diffuso, non pensiamo e la riflessione, in questi casi, è utile perché ci insegna a fare il possibile per evitare spiacevoli conseguenze su noi stessi le quali poi, puntualmente, finiscono per farci inutilmente colpevolizzare un servizio. La lettura che propongo in questo post, chiaramente, si riferisce a facebook ma può essere estesa a tutti i servizi di social network esistenti.
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“Fessibook”.
Un utente, nei commenti dell’articolo Ragazzi intossicati da facebook, ha postato un messaggio intitolato Fessibook che mi ha particolarmente colpito.
autore: “neuroni in rivolta”, 16 marzo 2009.
FESSIBOOK: E’ NATA LA NUOVA ERA DELLA LOBOTOMIZZAZIONE VIRTUALE!
…E LE CAVIE SONO GIA’ 60 MILIONI
Il nostro vuole essere solo un messaggio di contro-informazione sui reali intenti di sottomissione psicologica, che strumenti di aggregazione sociale come facebook, stiano attuando.
Attraverso una campagna di subdola strumentalizzazione della psiche umana, facebook promuove (usando come veicolo di trasmissione gli utenti stessi) la diffusione di elementi pubblicitari tali a destabilizzare l’individualità di ogniuno di noi a vantaggio del capitale.Cosa si cela dietro la falsa egida di libertà proclamata da facebook?
Indagini di mercato e sponsorizzazioni di multinazionali che con la formula del consenso all’archiviazione dei nostri dati personali si impossessano di informazioni utili al controllo delle masse e che per mezzo della divulgazione dei più svariati marchi appartenenti alle lobby di potere sostengono l’egemonia capitalistica a discapito della libera autonomia degli individui.Un utente facebook contento di condividere con la rete i propri gusti in riferimento a prodotti di consumo, abbigliamento e sponsorizzazioni di ogni sorta non fa altro che circoscrivere la sua individualità all’interno di un meccanismo di controllo, promuovendo di fatto gli interessi di una casta nascosta dietro i falsi ammiccamenti di oggetti e beni di consumo che sembrano identificarci, ma che in realtà tendono alla deumanizzazione intellettiva dei singoli.
Vi è una scissione fra noi e il nostro cervello. Ciò fa si che decontestualizzate le funzioni celebrali dalle nostre volontà coscienti rimaniamo entità individuali solamente in quando corpi fisici relegando nel paradiso dell’omologazione la nostra mente sempre più condizionata ad assoggettamenti di input standardizzanti.
Non solo vogliono la globalizzazione a livello economico. Voglio globalizzare anche i nostri pensieri, recidere i nostri orizzonti e rinchiuderli in un contenitore pubblicitario rendendoci criceti compiaciuti del nostro stato di servi!!!
E’ ORA DI DIRE BASTA AI BOMBARDAMENTI MEDIATICI DELLE TV DI STATO, DEI GIORNALI DI STATO E DEI SOCIAL NETWORK COME FACEBOOK
neuroni in rivolta
Ora, i miei commenti: si dice cerebrali e non celebrali, cervello in latino era cerebrus…qui si usano tanti paroloni ma si cade nelle cavolate: a mio parere, segno di omologazione anche questo, ma non ha importanza; mi dispiace anche perché non trovo link di riferimento per questi “neuroni in rivolta” almeno dargli un credit su quello che scrivono, così pare un copia-incolla spudorato…pazienza, se vogliono, iadkiller è qua.
Comunque:
Paroloni a parte, i social network da questo punto di vista sono tutti uguali.
Facebook, Twitter, netlog, e chi più ne ha più ne metta; si raccolgono dati personali su interessi, musica, gusti, età e così via. Ci si mette in contatto con tante persone più o meno con i nostri stessi gusti, tutto gratis, idea allettante per i pigri che vogliono trovare l’amico o l’amante ideale senza alzare il culo dalla sedia; ma poi?
Nessuno si è mai chiesto perché è gratis? C’è la pubblicità, visibile, ma quella invisibile chi la controlla?
Al di là di tutto, credo che gli inventori di questi sistemi di “social network” siano potenzialmente dei grandi “volponi” del marketing, che se ne approfittano della pigrizia mentale che imperversa in questi anni, “puoi avere tutto con internet senza alzare il culo” e, intanto, senza che ce ne accorgiamo riescono a raccogliere più informazioni loro, che non i sondaggi molesti che ogni tanto ci capitano via e-mail o peggio al telefono.
Come difenderci?
In realtà, non è una questione di “difenderci” qui non si sta combattendo una guerra, l’unica cosa da fare è usare questi strumenti, ma usarli con consapevolezza e, quindi, dove possibile, non raccontare i fatti propri quelli delicati.
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