Di notizie su facebook che fa perdere il posto di lavoro, i giornali sono pieni quasi tutti i giorni: gente che mette le foto, che aggiorna lo stato, mette dei link o dei commenti considerati “fuori posto” dall’azienda in cui si è assunti. Ma ci sono tanti fattori che non vengono assolutamente considerati, come l’iscrizione a gruppi, i commenti, i quiz e i sondaggi.
0
IAD Killer non è un blog che parla di politica ma stavolta il problema di facebook, tocca il mondo politico: si legge su un articolo di Io chatto del 29 gennaio, di un assessore del Partito Democratico il cui lavoro è messo altamente a rischio da una “banale”, e forse involontaria, iscrizione ad un gruppo che sostiene l’attuale ministro dell’agricoltura Luca Zaia. Il problema, però, potrebbe porsi per tutte le aziende, specie le multinazionali. Mettiamo caso che un dipendente di una grossa azienda alimentare, si trovi iscritto, volontariamente o no, a un gruppo del tipo “Non comprate i prodotti di questa azienda perché uccidono i bambini dell’Africa”, i problemi che potrebbe creare. Non è remota la possibilità che uno si trovi a lavorare in un posto anche non condividendo le “idee” dei suoi capi, sarebbe troppo bello se uno potesse scegliersi il lavoro su misura fino a questo punto, specie di questi tempi; ma io dico: se lavori in un posto e sai che personalmente le tue idee sarebbero contrarie, fatti furbo e tienile per te; in certi casi, sarebbe meglio stare lontani dai social network! Anche se lo si usa solo a scopo personale, quando si lavora in certi ambiti (specie politici o beni di prima necessità), Facebook può essere un mezzo che ci può danneggiare. Direttamente o indirettamente, che noi siamo consapevoli o meno.
Per non rischiare di essere messi nei guai, un utile sistema potrebbe essere quello di non iscriversi ai gruppi.
Ci sono iscritta anch’io a diversi gruppi, di cui certe volte manco ricordo il nome e spesso e volentieri neanche mi cancello, ma solo perché mi ci dimentico e allora mi mangio le unghie e penso, ma chi me lo ha fatto fare; e a volte, per questo, succedono le sorprese sgradite: è famoso il caso del gruppo per aiutare i terremotati dell’Abruzzo, poi diventato favorevole a Berlusconi perché gli amministratori ci hanno cambiato il nome.
La “furbata” è presto fatta. Ci si inventa un nome, un pretesto, per attirare iscritti; 500 mila iscritti e aiutiamo i terremotati, o salviamo l’amazzonia, salviamo gli animali. Poi, raggiunto un numero abbastanza alto, ecco che l’amministratore decide e cambia nome. Perciò, se prima ero iscritta a un gruppo per una buona causa, adesso potrei trovarmi dentro le peggio cose, e nemmeno saperlo. Io personalmente, ho sempre ricevuto le notifiche via mail qualora un gruppo cambiasse nome, ma in tanti no, evidentemente si tratta di impostare correttamente il pannello privacy.
Purtroppo per queste cose, non si può stilare delle linee guida reali ma ci si deve basare solo sul buon senso:
- quanto importante è per noi l’argomento di cui parla il gruppo?
- anche fosse una causa umanitaria, quanto può fare la semplice iscrizione e/o invito a iscriversi a tutta la mia lista contatti, per sostenerla a livello pratico?
- come potrei dare soldi alla buona causa avendo 500 mila iscritti al gruppo senza che io faccia altro?
Nel caso di sondaggi: qual è la fonte da cui arriva il sondaggio?
La mia risposta quanto può essere influente?
Posso veramente fare qualcosa?
Vale la pena che mi iscrivo o è solo una perdita di tempo?
Il problema è che, forse, queste domande se le fanno troppo pochi; si è spinti troppo dall’idea di apparire egoisti se non ci si iscrive al gruppo pro-questo o pro-quello a cui son iscritti tutti i nostri amici. Mah!
Ti è stato utile questo articolo? Se sì, puoi fare una donazione a IAD Killer, per mantenere il progetto in vita e continuare a fornire articoli di qualità.
Popularity: 3% [?]







