Gruppi razzisti su facebook: quando l’indifferenza fa la differenza

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Aggiornamento del 7 marzo 2010: pare che sia stato identificato dalla polizia postale il fondatore del gruppo “giochiamo al tiro al bersaglio con i bambini down”; è un ragazzo cingalese di 19 anni residente in Lazio, che è stato denunciato, e ha detto di averlo fatto per vedere quanti iscritti poteva avere. Uno che, a quanto pare, è già mentalmente disturbato di suo; ci manca solo la IAD a completare il quadretto!

E mai come in questo caso vale la frase del titolo: l’indifferenza fa la differenza. Ignorando questi , non iscrivendosi né parlarne, qualsiasi squilibrato del genere perde ogni volontà di giocare.

Perciò, nessun tentativo da parte di qualche giornalista anti-democrazia, di manipolare l’opinione pubblica sulla libertà di espressione; rimane il fatto che, comunque, non è detto che ciò non possa succedere. Quindi, sempre ignorare eventuali provocazioni e fare le dovute segnalazioni senza far rumore.

Giochiamo al tiro al bersaglio contro i bambini down
deridiamo i bambini down
per la reintroduzione del reato di omosessualità
bruciamo al rogo beppino englaro
stanno franando calabria e sicilia: finalmente

…e molto altro
Sono solo alcuni dei titoli di presenti nel , nati con un solo scopo: rompere le balle.
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Ho idea che, con l’avvento delle nuove tecnologie, si sia un po’ persa la regola base di quando s’è di fronte a uno che rompe le balle: ignorarlo!

E’ ammissibile che si debba dedicare un articolo in tutte le testate giornalistiche nazionali, nonché servizi televisivi, a proposito di un gruppo che insulta questo o quello?
A essere sincera, io ne ho realmente le palle piene di leggere ogni santo giorno in tutti i siti più o meno specifici sull’argomento tecnologia, articoli sul gruppo contro i down, quello pro-frane, o quello contro i gay, e guardacaso poi sono sempre le stesse persone che li creano: ne chiudono uno e ne creano un altro.

Nessuno ha capito che qui, forse, c’è qualcosa di ben diverso dalla cattiveria immonda di cui si vuol tanto parlare: tanta frustrazione quella indubbiamente sì, ma forse anche tanto pelo sullo stomaco perché, comunque, quelle sono persone che sanno alla perfezione come funziona , hanno capito che causando reazioni a catena, diffusione virale dei loro messaggi, possono portare traffico verso i propri siti, possibilmente sponsorizzati per mezzo di campagne pubblicitarie di qualche sorta.

C’è il famoso “musica sul profilo”, che porta a un sito di affiliazione, o “scopri chi ti ha eliminato” che puntava a un blog pieno di pubblicità google, poi evidentemente bloccato; ma, siccome probabilmente queste trovate di funzionalità eccelse di non facevano più presa, ecco che si inizia con altri metodi: toccare argomenti che violano la sensibilità di tutti (in molti casi purtroppo solo a parole).

Ma c’è anche di peggio: sul Diritto alla rete, a lungo si parla del decreto Romani, di cui si stanno occupando i nostri politici. Un decreto che, se approvato, potrebbe in qualche modo mettere in discussione l’attuale libertà e neutralità della rete .

C’è la sentenza contro Google Italia, che (sarà un caso?) è nata proprio da uno spiacevole episodio accaduto a un down, per la quale si teme censura anche se forse non è tutto vero. Attivissimo fa riferimento a un “ragazzo autistico” nel suo articolo che ho linkato, ma è un errore, si tratta di una causa messa in campo da un’associazione che si occupa di persone affette dalla sindrome di down.

Anche qui: hanno condannato google, e non i veri responsabili ai quali sono solo stati dati 6 mesi di lavoro “socialmente utile”, contro i 15 anni di carcere inflitti a uno in America per aver ricattato un’altra persona su (e poi qualcuno ancora dice che la giustizia in Italia funziona!) sono convinta che ai deficienti che hanno picchiato quel ragazzo, i 6 mesi di “lavori socialmente utili” insegneranno ben poco.

E naturalmente, di fronte a tutto questo casino tipicamente italiano, la rete giustamente protesta in modo pacifico: sensibilizzazione su , organizzazione sempre tramite di manifestazioni in piazza, e quant’altro.

Allora qualcuno con il pelo sullo stomaco particolarmente lungo, ha pensato bene di creare un gruppo su “ad effetto”, toccando una tematica forte, così da poter dire: “volete la libertà in rete? Ecco i risultati”

Senza poi contare le migliaia di messaggi che iniziano arrabbiati e finiscono pietistici: per la serie “pena di morte a chi fa del male a questi piccoli angeli”

Quando si capirà che una persona disabile, qualunque disabilità sia, non è un angelo ma una persona, sarà tardi. Quando si capirà che per considerare normale una persona non bisogna considerarla speciale ma semplicemente normale, sarà altrettanto tardi. Fatto sta che, come dicevo nel titolo, per difenderci da questo schifo l’unica arma è l’indifferenza.

In che senso indifferenza? Semplice: non far rumore in pubblico, non coinvolgere i media. Ricordo che, i giornalisti non guardano i contenuti, ma i numeri: 1700 iscritti al gruppo “giochiamo al tiro al bersaglio con i bambini down”, sono tanti iscritti. Non importa se 1699 persone sono iscritte per insultare e uno è il fondatore, o anche fossero 10, o 100 i favorevoli. Sono sempre 1700 persone iscritte che vogliono fare violenza ai bambini, per loro.

Parlarne nei tg, inoltre, specie da persone ignoranti in materia web, dà solo la notorietà a chi ha creato il gruppo perché quelle persone sono talmente frustrate, che anziché voler diventare “qualcuno” usando la propria testa, lavorando e facendo effettivamente qualcosa di utile a se stessi e agli altri, preferiscono scriver 4 cavolate sulla tastiera, provocare mezzo mondo e far parlare(male) di sè sui giornali.

contiene un pulsante “segnala”, all’interno dei e anche nei profili delle persone; l’indifferenza di cui parlo io sta proprio in questo: fare la segnalazione a quando si trova un gruppo molesto, e basta. Senza far troppo casino; stando però attenti prima di segnalare, non si deve abusare della funzione segnala: per esempio è scorretto segnalare un gruppo che possa dire “viva la lega”, come gruppo inneggiante al razzismo. I vanno aperti, letti, e da là si valuta se segnalare il gruppo intero oppure solo i messaggi/discussioni/persone risultate moleste.

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