Una delle peggiori conseguenze della IAD, Internet Addiction Disorder, è la sua diretta ripercussione sui rapporti con le persone che si amano. Familiari, amici, ma soprattutto nel rapporto di coppia, qualora la persona affetta da questa malattia sia coinvolta in una relazione, o addirittura un matrimonio. Io devo dire che, in questo senso, sono stata estremamente fortunata o forse cosciente, quantomeno, di non aver intessuto relazioni importanti e veramente profonde finché ho avuto questo peso addosso.
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Il 23 marzo 2010 è il primo traguardo: un anno senza IAD, anche se ho rischiato veramente di rovinarmi la lotta con una brutta ricaduta il 2 ottobre 2009 sera, dopo quasi sei mesi che stavo combattendo.
La ragazza di cui parlavo sull’articolo che ho linkato qui sopra, purtroppo è deceduta il 19 ottobre 2009, e la ricaduta non c’è stata nonostante il forte dolore causato dalla perdita. Ci sono stati successivamente degli eventi che mi hanno portato a stare male, anche pochi giorni fa, ma per fortuna la IAD non è riuscita a prendere di nuovo il sopravvento su di me; sono felice, perché sto lottando e imparando a conoscere il nemico anche se è davvero presto per dire di poter cantare vittoria.
Ma adesso, anche grazie ad un articolo letto su un blog Facebook Italia, voglio condividere una riflessione: quant’è difficile superare la IAD grazie all’amore, anzi, forse c’è proprio gente che non si mette neanche in gioco, che anzi, prova piacere erotico a navigare mentre tromba. Non nascondo che, visto quant’ho sofferto, la cosa mi fa davvero molta rabbia.
Secondo questo articolo di facebook-italia, il 9% degli italiani naviga su internet mentre fa sesso, e il 6% aggiorna il profilo facebook durante queste attività, ma io dico: ma che cazzo fate? Non vi rendete conto che state rovinandovi la vita? Non vi rendete conto che i momenti di felicità, per un rapporto occasionale o con un ragazzo stabile, non durano per sempre? Non vi rendete conto che ciò che resta è la vita reale, non virtuale?
No, porca miseria. Non posso assolutamente accettare una cosa simile io, sono stata malata di IAD, lo so, ma grazie al cielo la malattia non è mai riuscita ad intaccare la mia vita reale veramente fino a quel punto.
Non capisco come il 9%, o il 6% che sia, di noi non riesca a godersi la propria vita sentimentale in modo pieno: a che cosa serve navigare in internet mentre si sta col proprio ragazzo, assolutamente non lo so. Forse è perché io, ad accettare di farmi amare, ci ho messo molto. La dipendenza da internet mi bloccava. Avevo paura di lasciarmi andare in una relazione, e non parlo di sesso, ma di sentimenti: per me era una sofferenza, temevo di non essere accettata più per la IAD che per la mia disabilità, la tenevo nascosta a tutti perché una persona normale e forte come credevo mi ritenessero tutti, non deve cadere nella dipendenza da internet specie se nella rete ci lavora.
Io sono stata fortunata a non venir abbandonata seduta stante, ad essere stata aiutata dal mio ragazzo, diventato il mio ragazzo proprio poco dopo che ero riuscita ad ammettere con me stessa e con lui che avevo questa malattia, e che era quella a rendermi la vita un inferno.
E’ terribile: veramente, la cosa più atroce è dover dire: sai io ti amo ma al momento non riesco a farti felice come vorrei, perché non sono più in grado di controllare la mia persona sono completamente in balìa del computer.
Terribile. Forse per me, per quanto atroce sia stato, lo è stato molto meno rispetto alle difficoltà grandi che possono avere delle coppie già consolidate e nelle quali la IAD entra, inesorabile, come un mostro. A causa di problemi non affrontati in precedenza, a causa della routine, insomma, tante sono e possono essere le cause; credo che non bisogni mai rinunciare a combattere, non è da sottovalutare quando il proprio partner si isola anche quando si sta in intimità preferendo il telefonino, la televisione o il computer. Più che sospettare da subito tradimenti quando uno sta troppo su internet, sarebbe il caso di iniziare a chiedere, e chiedersi, i motivi per cui il proprio partner preferisce isolarsi piuttosto che stare insieme. La IAD è una malattia che si può combattere, fin dai primi stadi; e la primissima arma per farlo, è avere un gran paio di palle. anzi. No, di orecchie! Ma non l’apparato uditivo, che potrebbe anche mancare nel caso di un disabile sensoriale, ma quelle del cervello. Ascoltare, percepire, credere nell’altro. E’ questo importante, è questa l’arma che stiamo usando anch’io e il mio ragazzo e posso assicurare che, purtroppo, nella nostra vita ci sono numerosi momenti duri. Ma la IAD, non è la soluzione ai problemi, anzi.
Scherzando, potrei concludere dicendo: quando si fa sesso, mai dire amore sai c’ho la IAD!
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