Disabili: soggetti fortemente a rischio IAD

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Spesso le persone affette da disabilità, faticano ad integrarsi nella vita sociale a causa del disagio, più o meno grave, che un handicap porta con sè, e la gravità di questo disagio varia a seconda del grado di disabilità e anche, in parte, da come la persona disabile vive e accetta la propria condizione.
Per questo motivo, mentre fino a 10 anni fa l’avvicinamento di un disabile al computer era solo finalizzato alla propria autonomia e/o lavoro, con il crescere e diffondersi di , il computer ricopre un ruolo sempre più rilevante nella vita del disabile, e usato quindi sotto forma di “compagnia”, quasi fosse un’illusione di sopperire alle mancanze di una vita reale non del tutto soddisfacente.
Ma perché un disabile deve diventare schiavo di una macchina, se già è condizionato dalla propria disabilità?
La risposta è presto detta: sono le “psicopatologie proprie della rete”, come definite dagli studiosi, il miglior tallone d’Achille di un disabile; infatti egli, dietro ad una tastiera, può tranquillamente fingersi di non essere disabile! Si può creare una seconda, o più, identità e si può tranquillamente, via , mentire dicendo di non esser disabili e inventando storie, sentirsi apprezzati e considerati dai contatti dall’altra parte del mondo, creando a lungo andare un sempre maggiore isolamento dalla vita sociale (anche familiare) e un morboso attaccamento al computer che inizierà, se prima dava solo sollievo, a dare molta sofferenza perché la volta che manca la connessione, saranno sempre e comunque soli quanto prima.
La situazione peggiora quando il disabile, sensoriale o motorio, è senza lavoro; la mancanza di un’occupazione è una causa rilevante di disillusione o depressione nelle persone disabili; se già la situazione per un lavoratore è difficile in situazioni normali, figuriamoci per un disabile, che spesso è oggetto di discriminazioni ancora oggi molto forti, in ambienti di lavoro pubblici o privati; oppure, anche qualora ci sia il lavoro, spesso siamo costretti a trovarci con mansioni inferiori alle nostre capacità, o a lottare per diritti che per altri lavoratori sono scontati già da subito.
Allora, ecco che spesso si instaurano meccanismi di grande demotivazione, disillusione e in casi gravi anche depressione; cosa c’è quindi, di meglio, se non un computer?
Nelle situazioni sopra descritte, noi disabili ci sentiamo come se non avessimo niente da perdere; ci basta poco per illuderci di essere vivi e utili, ed ecco che fa questo e molto di più, perché dietro ad una tastiera la nostra disabilità scompare quasi del tutto. In certi contesti (le chat ma soprattutto l’e-mail) possiamo anche, volendo, fingere di non essere disabili e instaurare nuove relazioni, arrivare anche a credere di innamorarci, peccato però che alla fine queste relazioni siano destinate a finire come sono iniziate perché la relazione vuole anche il contatto fisico, e se un disabile si finge diverso da ciò che è, non può continuare la relazione in modo normale ed ecco quindi la necessità di trovarne delle altre, virtuali sempre, e destinate a finire nello stesso modo: in pezzi. Facendo, tra l’altro, soffrire le persone che, magari, a quel rapporto potevano credere.
Per non parlare, poi, di tutte le varie comunità-ghetto create apposta per i disabili, in cui ci sono chat giochi e luoghi d’incontro via e-mail per passare il tempo, ma in cui alla fine si parla di nulla e non si fa nulla di costruttivo, a parte quelle strettamente a tema (informatica, cucina, musica, o altro).
L’unico modo per prevenire questo tipo di fenomeni di maggior isolamento sociale, è aiutare e sponsorizzare eventi di relazioni reali tra persone disabili e persone non disabili, rendendo accessibili risorse che possono accomunare vari tipi di interesse, dal lavoro allo svago, che servano a motivare le persone a conoscere e conoscersi.
Riflettiamoci: non si permetta al disabile di chiudersi all’interno del proprio mondo computerizzato, con la scusa “computer=libertà”, altrimenti è la volta che diventa schiavitù.

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4 risposte a Disabili: soggetti fortemente a rischio IAD

  1. Matteo Panariello (1 comments) scrive:

    questo articolo è molto interessante. Io non mi fingo normale nelle chat, ansi, sono sempre pronto a dire che non vedo, anche perché non me ne vergogno. Quello che mi fa riflettere è il punto in cui si parla delle relazioni sociali: io sono uno che ama stare con la gente, mi piace davvero tanto, però purtroppo ci sono persone alle quali io tengo molto, che finché si tratta di stare al pc ok, quando però chiedo di vederci, perché l’amicizia non è fatta di messenger, facebook, e altre cavolate simili, queste fanno orecchie da mercante, e la mia grande paura di perdere contatti con queste persone, che sono della mia città, quindi problemi non ce ne sarebbero, mi fa stare qui come un cretino, a smaniare per un ciao un trillo, una risposta ogni quaranta minuti. prima ero talmente condizionato da sta cosa, che aspettavo aspettavo una risposta, ora da un po di tempo a questa parte, se vedo che non c’è risposta prendo e chiudo.

  2. talksina (27 comments) scrive:

    Ciao, te lo dico per esperienza: se uno -anche della tua città- ti dice che tiene a te, e poi non vuole incontrarti di persona o cmq fa finta di niente, in realtà non tiene a te. Se tenesse a te, farebbe mari e monti anche solo per andare a mangiare una pizza o bere un caffè. Per quel che ne sai, potrebbero essere anche persone che ti incontrano quando esci per strada, e che bellamente ti evitano. Io lo ho vissuto e lo vivo per esperienza non è per niente per niente piacevole. Sul PC dicono che tengono a te, poi di persona, buonanotte. Fossi in te, taglierei i ponti o meglio li metterei con le spalle al muro: se volete continuare l’amicizia, vediamoci anche di persona. Se no, al diavolo.

  3. rosaly (1 comments) scrive:

    Io non mento e dico quello che sono e stanne certo che molte volte ho incontrato persone che dicevano di essere degli amici ed anche sinceri.Pur non incontrandoli di persona ho avuto molte delusioni pur essendo sempre sincera con loro,ma ad un certo punto ti dicono che entrerà di meno in messenger perchè ha dei problemi e poi non lo senti +.Credono che siamo degli stupidi a credere ad una bella falsità.Ed invece il motivo è che non vogliono avere più nessun dialogo con noi

  4. talksina (27 comments) scrive:

    Sì sì e tu magari poi perdi pure tempo a cercare di capire che cosa gli hai fatto, gli vai a pensar di aver fatto un torto e il principio della buona fede non ti permette quasi mai di dire, beh, quella non era un’amicizia era una corrispondenza. Io in 12 anni di internet, ho notato che da quando riesco a distinguere i contatti dagli amici, anche se facebook li chiama amici, riesco a gestire molto meglio i rapporti e i contatti con le persone, quello che dicono e che scrivono non importa alla fin fine se son sinceri o no, una corrispondenza occasionale per lavoro o per svago, più o meno frequente, non cambia certo la vita se racconta una balla in più o una in meno. L’importante è sempre cercare di essere più neutrali possibili e non affidare alle persone + disparate nostre cose o condizioni personali. Scusate è tardi sto mezza dormendo, è che ho acceso un po’ di musica sul sito last.fm e le ore mi son passate via come niente. Distesa sul letto a godermela.

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