mar 05 2010

Se non diffondete onestamente non avete cuore. Aiuto per Rachele, la bambina dalle troppe vite

Fonte: Paolo Attivissimo

RICEVO E INOLTRO… Le foto sono molto “forti” e tristissime…..
SE ELIMINI QUESTA E-MAIL … ONESTAMENTE NON HAI UN CUORE

Ciao, sono una madre di famiglia di 29 anni. Dio mi ha regalato una bellissima bambina.

Mia figlia si chiama Rachel e ha solo 10 mesi.

A pochi giorni dalla nascita i medici le hanno diagnosticato un cancro al cervello.

Io e mio marito purtroppo non abbiamo abbastanza soldi per per coprire le spese.

ZDNT isto.AOL ci stasnno aiutando a far girare questa e-mail. Ogni persona che apre la mail e la manda a tre persone ci aiuta con 32 centesimi di dollari! non smettere di farla girare…

per favore aiutaci.

Questo è l’ennesimo esempio di modifica e manipolazione di un appello che, non vorrei esagerare ma c’ha quasi 15 anni se non di più.

L’appello originale era questo, sempre dal sito di Attivissimo:

Oggetto: Leucemia – Per favore leggete di seguito

Se la cestinerete davvero non avete cuore.

Salve, sono un padre di 29 anni. Io e mia moglie abbiamo avuto una vita meravigliosa. Dio ci ha voluto benedire con una bellissima bambina. Il nome di nostra figlia è Rachele. Ed ha 10 anni.

Poco tempo fa i dottori hanno rilevato un cancro al cervello e nel suo piccolo corpo. C’è una sola via per salvarla è operare. Purtroppo, noi non abbiamo denaro sufficiente per far fronte al costo. AOL e ZDNET hanno acconsentito per aiutarci.

L’uinico modo con il quale loro possono aiutarci è questo: Io invio questa email a voi e voi inviatela ad altre persone. AOL rileverà la traccia di questa e-mail e calcolerà quante persone la riceveranno.

Ogni persona che aprirà questa e-mail e la invierà ad altre 3 persone ci donerà 32 centesimi .

Per favore aiutateci

Ora, c’è da farsi una domanda: quale problema ha Rachele?
Leucemia? Tumore al cervello? Niente di tutto questo perché Rachel Arlington non esiste.

Rachel è l’invenzione, per chissà quale motivo, di una persona che ha una malattia vera, la solita IAD. Se non addirittura qualcuno che si mette in risalto a scopi commerciali il che è ben peggiore. La mail firmata George Arlington risale al 2000, ma è una bufala bella e buona:

non esistono lotterie per la vita, secondo cui le aziende danno soldi in proporzione alle e-mail ricevute, per la serie, “non abbiamo ricevuto abbastanza mail, quindi abbiamo pochi soldi e rachele schiatta”

allo stesso modo, figurarsi se non avrebbero pubblicizzato l’appello nei siti ufficiali di AOL e ZD Net qualora fosse stato vero!

Ma quel che è peggio, è che come nel caso di Lucia Brandani che al contrario era autentico, fino alla morte della bambina nel 2000, la gente se ne frega di tutto e modifica gli appelli mettendoci foto, presentazioni e altre amenità. Questa volta, l’appello di Rachele addirittura gira con delle foto e un documento medico allegato, in portoghese, peccato però che quel documento si riferisca a una diagnosi di una bambina effettivamente di pochi mesi, che effettivamente è esistita (Manuela) ma anche lei, come Lucia Brandani, non ce l’ha fatta.

Forse sarò poco intelligente io come blogger, ma non sono assolutamente in grado di comprendere il motivo per cui la gente sfrutta la sensibilità altrui, usando impropriamente tragedie umane realmente accadute per inventarsene di nuove e mandarle in giro. Non lo so. Fatto sta che, come al solito, la dipendenza da sovraccarico di informazione genera mostri: stavolta è il caso della bambina malata dai superpoteri, come quello di passare da 10 anni a 10 mesi con niente.

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feb 16 2010

Nuova rivista on line al femminile: orba moderna

Categoria: disabili nel web, disabilità sensoriale, siti utilitalksina @ 13:11

Con questo articolo, inizia su IAD Killer una nuova sezione: “disabili nel web”.
Sinceramente sono anche stanca di parlare, e sentir parlare, di disabili emarginati, ciechi discriminati, persone che si chiudono e che finiscono inevitabilmente tra le braccia della IAD. L’unico modo per motivare le persone a credere di potercela fare, è portare esempi concreti di chi ce l’ha fatta. Di chi, in un modo o nell’altro, si mette in gioco con iniziative in rete utili a tutti.
Adesso è la volta di Orba Moderna, un e-magazine nato tra l’altro da una mia cara amica, Laura dell’associazione Blindsight Project.

ORBA MODERNA e-magazine
Il primo e-magazine al femminile per tutti, soprattutto le donne e senza dimenticare le donne disabili: qui troverai news, articoli, consigli, comunicati e tanto altro su moda, bellezza, politica, società, cultura, ecc.

questa è la presentazione di “Orba Moderna”; è perché conosco Laura, perciò sapevo benissimo che non è nel suo intento copiare le iniziative altrui, né tanto meno di creare una versione cieca-sorda di “donna moderna”: andando avanti a leggere il sito, infatti, ne si capisce il vero scopo. Orba moderna il sito per tutte le donne: orbe, vedenti e bendate. Cito testualmente dalle parole di Laura:

Le orbe sono le donne disabili visive (cieche e ipovedenti, ma anche le donne sorde che rifiutano la propria disabilità o le vedenti che non vedono la propria realtà), le vedenti sono le donne che possono vedere tutto, anche le proprie “disabilità” (quelle cioè che non si illudono di vivere in un paese civile con un’adeguata parità dei diritti), le donne bendate sono tutte le donne che vengono messe all’oscuro (o si illudono di vedere).

Orba moderna è il sito di tutti, la sua crescita dipende dalla collaborazione di tutti (donne e uomini) che vogliano davvero dare un piccolo contributo per uscire dall’omologazione a cui siamo spesso sottoposti, mettersi in discussione e informarsi sulle tematiche più attuali.

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gen 29 2010

Catena di sant’antonio sulla sindrome di down: diffonderla sì o no?

Prima pubblicazione: 29/01/2010 ultimo aggiornamento: 22/02/2010.
siccome al “grande fratello” si dicono “mongoloide” come niente fosse, per darsi degli stupidi
siccome ci sono persone (anche qui) che parlano e offendono solo per dar fiato alla bocca e accusano me di chissà cosa
e siccome su facebook nascono gruppi del cavolo tipo “tiriamo al bersaglio contro i bambini down”(per fortuna chiuso!), ci tenevo a precisare che l’articolo che segue non ha assolutamente nulla contro la sindrome di down – tra l’altro in questo articolo di giornale che parla del gruppo tiro al bersaglio è spiegato chiaramente cos’è la sindrome (cosa che io peraltro so benissimo)

ma la gente si deve rendere conto che trattare una persona disabile alla stessa stregua degli altri, qualunque disabilità sia, non significa dirgli “tu non sei normale, tu sei speciale”…io da parte mia quando ero piccola e mi dicevano così rispondevo sempre, “ma allora se sono speciale non sono normale, sono diversa”

l’articolo-riflessione nasce dal fatto che non bisogna discriminare i down come non bisogna discriminare tutto il resto. Non si dica mongoloide per dire stupido, ma allo stesso modo non si dica cieco/sordo a uno che è indifferente a qualcosa o non si dica “lavorare come un negro” piuttosto si dica “come un mulo” se proprio si deve.
Invece no, qua anziché far riprendere ai nomi la propria identità, si preferisce cambiare nome a chi già ne ha uno.

Da qualche giorno, sui social network, sta girando il seguente messaggio:

La sindrome di Down non è una malattia. Le persone con la sindrome di down non cercano una medicina, vogliono solo essere accettate e trattate come gli altri!!! Il 93% dei miei contatti non copierà questo messaggio. Spero che tu che stai leggendo ora, voglia far parte di quel restante 7% che metterà questo messaggio nella bacheca per almeno un’ora…Grazie.

A dire il vero, la prima volta che l’ho letto, si fermava solo alla frase e non conteneva il discorso del 93 e del 7%. Se già mi aveva irritato allora, con quest’aggiunta mi ha innervosito ancora di più. Ma perché una disabile se la deve “prendere” con un messaggio che parla di accettazione dei disabili?

Molto semplice: è un messaggio assolutamente discriminatorio e fuorviante, anche se a primo impatto può sembrare il contrario.
Ecco un’analisi della frase, punto per punto:
“la sindrome di down non è una malattia”:
quest’affermazione è scientificamente falsa, oltre a lasciare un messaggio discriminatorio e pericoloso: la sindrome di down è una malattia, e come se lo è. E’ un’anomalia nella coppia 21 dei cromosomi, che porta problemi più o meno gravi nel soggetto, oppure in certi casi solo dei differenti tratti somatici -ci sono down perfettamente autonomi nello studio e nel lavoro, non esistono chiaramente solo quelli gravi e non inseribili in alcun contesto-. Una volta addirittura ho sentito parlare di una suora down, quindi, “down” se scientificamente è riferito ad una sindrome ben precisa, a livello pratico e umano vuol dire tutto e niente. Certo è, comunque, che “down/mongoloide” non vuol assolutamente dire stupido.
E’ per questo che dire “la sindrome di down non è una malattia”, è pericoloso e fuorviante chi scrive, che si definisce “sano”/”normale”, oltre a commettere un grave errore scientifico, lascia intendere che malattia significhi in qualche modo essere inferiore. Negando tra l’altro l’evidenza, ossia che la disabilità porta con sè dei limiti oggettivi, delle differenze. Più o meno grosse, ma ci sono; e negarle è il primo passo per non accettarle, discriminarle. La sindrome di down è una malattia, esattamente come lo è la retinopatia del prematuro, o fibroplasia retrolentale, che è la mia. Boh, mi ricordavo fosse fibroplasia bilaterale, ma chi se ne frega. Talpa sono, e talpa resto indipendentemente da come si chiami tecnicamente.
E poi a me sinceramente, viene una domanda: cos’ha di così “speciale” la sindrome di down da essere così straparlata nei giornali, da farci addirittura un bambolotto, da far fare un casino internazionale a un’associazione italiana per un video su youtube di cretini che picchiavano un ragazzo, i cui genitori tra l’altro hanno poi ritirato la denuncia ma l’associazione è andata avanti mettendo in merda google quando bastava pagare con la stessa moneta quei 2 cretini, unici responsabili di tutto quanto?
Con tutte le discriminazioni che al mondo subiamo anche noi non vedenti, perché noi non abbiamo il messaggio su misura da pubblicare sullo stato di facebook? Quasi quasi lo rivendico e ne faccio uno ad hoc anch’io! :) E perché non ce l’hanno gli altri tipi di disabilità, orientamenti sessuali, o le religioni e nazionalità diverse dalla nostra? Si crede che solo i down abbiano volontà di farsi accettare dagli altri?
Quasi quasi ne faccio uno anche io:

La fibroplasia retrolentale non è una malattia che porta alla morte. Le persone che ne sono affette sono delle talpe, ma non per questo vogliono essere messe sotto terra! Il 60% dei miei contatti ignorerà questo messaggio perché non ci ha capito un tubo, il 33% non ci capirà un tubo ma lo copierà, spero che tu che stai leggendo faccia parte del restante 7% e che oltre a fare copia-incolla avrai capito qualcosa!

Ma veniamo alla seconda parte del messaggio:
“non cercano una medicina, vogliono solo essere trattati e accettati come gli altri”
Qui ci sono ben tre concetti errati:
1. malattia vs. medicina.
Si pensa che, sempre e comunque, uno che ha “una malattia” debba “cercare una medicina” per guarire.
Ora, è chiaro che qualsiasi persona con un problema oggettivo, vorrebbe non avercelo. Ma non sta scritto da nessuna parte che la stessa persona viva la propria vita inseguendo il sogno della guarigione: c’è anche chi, come me, di fronte a una disabilità dalla nascita o una malattia cronica, l’affronta e ci convive per quello che è. Senza cercare di guarire, ma certamente di vivere al meglio.
2. Appunto: la medicina non è qualcosa di chimico (o naturale) che permetta di guarire completamente, anche un ausilio che permette di gestire la propria vita totalmente o parzialmente in autonomia nonostante la disabilità, è una medicina, perché è qualcosa che aiuta a vivere meglio. E quello, altro che se lo cerchiamo. Sia le talpe con la fibroplasia retrolentale, sia i down!
3. “vogliono essere trattati e accettati come gli altri”. Vuol dire che tu per primo, che scrivi, pur volendolo negare, sai che sono diversi e sei forse il primo a non accettarli, a non aver realmente capito la problematica della disabilità per quello che è.
A me viene in mente la solita frase di Andreotti: “a pensar male si fa peccato, ma spesso ci s’azzecca”.
Questo messaggio-catena certo non è una truffa, ma è ben confezionato per attirare i commenti e i “mi piace” sui social network, sfruttando il down che -chissà perché- colpisce sempre in modo rilevante l’opinione pubblica, più di altre patologie.
Se devo consigliare qualcuno sul diffonderlo o no? Prima di fare un copia-incolla di un messaggio, vale sempre il solito discorso: ci si pensi. Si ragioni con la propria testa sul significato.
Non stavo scherzando, voglio lanciare la sfida e vedere quanti su facebook copieranno il mio messaggio. Tutto, per intero:

La fibroplasia retrolentale non è una malattia che porta alla morte. Le persone che ne sono affette sono delle talpe, ma non per questo vogliono essere messe sotto terra! Il 60% dei miei contatti ignorerà questo messaggio perché non ci ha capito un tubo, il 33% non ci capirà un tubo ma lo copierà, spero che tu che stai leggendo faccia parte del restante 7% e che oltre a fare copia-incolla avrai capito qualcosa!

Sfida aperta fino al 31 dicembre 2010.

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gen 09 2010

Arriva la danza contro la dipendenza da internet

Categoria: Terapia anti-IAD, curiosità, per tutti, scherziamoci su, videotalksina @ 01:14

Smettiamola di parlare. Basta noiosi articoli riportati da giornali altrui, o testimonianze di sofferenza e disagio; adesso è ora di dare il via alle danze! Sì, perché la danza è il metodo più antico di relazione sociale, che oltre ad essere usato per corteggiare una persona o per far cambiare il tempo atmosferico a proprio favore, è anche un ottimo tocca-sana contro la timidezza e i disagi di qualsiasi tipo.

Il video della danza anti-IAD mostra come un ragazzo, ormai ex-netdipendente, è riuscito proprio tramite YouTube, da solo, ad imparare una complessa danza africana, di cui addirittura ho scordato il nome da quanto complicato è! Fatto sta che s’è scaricato il video tramite un software, Orbit Downloader, se l’è salvato sul computer, ha staccato il cavo di rete e s’è messo d’impegno, tanto che poi s’è fatto procurare anche le altre lezioni! Non su internet, però. Se l’è fatte scaricare dai colleghi di lavoro! :-)
…ma no.
E’ tutto uno scherzo! Il video, in realtà, non so che cosa mostri; e sinceramente, visto l’audio, non lo voglio neanche sapere. E’ la canzone tarzanello dei Gem Boy, gruppo demenziale bolognese che ascolto da un sacco di anni e il tarzanello è una cosa un po’ sporchina che non sto a spiegare perché se no che gusto c’è a sentirsi la canzone se poi le risate si anticipano?
Non nascondo, però, che c’è un fondo di verità: ovvio che non sono i tarzanelli a far passare la netdipendenza, ma la danza e il movimento in generale possono essere un ottimo inizio per riprendere consapevolezza e controllo di se stessi grazie al ritmo.

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dic 09 2009

Vaccino per l’influenza A H1N1 via web? E’ una truffa.

E’ ormai almeno da 2-3 anni che i programmi malevoli, quelli più e quelli meno dannosi, hanno cambiato forma: prima erano solo degli allegati con estensione .exe o .zip, che promettevano documenti riservati o le solite foto. Ora invece si avvalgono molto più facilmente dei link, perché i fornitori di connettività hanno quasi tutti inibito la ricezione di allegati eseguibili (.exe semplici o zip contenenti exe) e, naturalmente, le tecniche di ingegneria sociale per truffare più gente possibile, si sono evolute.

Il sito Tech up segnala la presenza in rete di un nuovo messaggio malevolo, che sembra arrivare dal centro per il controllo delle malattie in America e promettere una dose di vaccino contro l’influenza A, a chi si collega al sito governativo e compila un modulo. Peccato, però, che tale indirizzo sia ovviamente falso e contenga in realtà un programma assolutamente malevolo e, quel che è peggio, raccoglie i dati personali della persona disattenta e li usa per chissà quale scopo. Come al solito, per quanto si possa essere condizionati in qualche modo da paure (infondate) provenienti dai mezzi di informazione, è sempre bene fermarsi e riflettere prima di fidarsi di una mail arrivata da chissà dove.

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dic 01 2009

La vera sofferenza, quella che i ciechi vorrebbero nascondere

Premessa: poiché questo sito nasce per tentare di informare sulla dipendenza da Internet, e che la responsabile (la sottoscritta) è cieca, sto cercando in qualche modo di analizzare, dal basso delle mie poche conoscenze, ciò che può portare una persona cieca a dipendere da Internet, per dare l’opportunità ai lettori con il mio stesso deficit sensoriale, di riflettere in modo distaccato su se stessi e, eventualmente, capire che se si sentono imprigionati, la situazione potrebbe comunque essere recuperabile.
Con questo articolo non voglio offendere qualcuno o fare critiche gratuite a chi che sia, tanto meno a me stessa. Voglio solo tentare di puntare il dito indice (anche se, vista la situazione, sarebbe meglio il medio) :) su un problema che noi disabili spesso e volentieri vorremmo nascondere agli occhi di tutti, ma che invece è ben visibile. La sofferenza. E’ una sofferenza interiore che non sempre c’entra con la disabilità anzi, spesso la disabilità è un ostacolo che, crediamo, ci obbliga ad arrenderci a priori di fronte a sofferenze d’altro tipo ed essere sempre e comunque destinati a soffrire; invece, questa situazione di disagio va affrontata anche con l’aiuto di un terapeuta dove e se necessario, mentre noi spesso ci troviamo a nasconderla talvolta per vergogna, rassegnazione, oppure per evitare di venir compatiti e che, inevitabilmente, non trovando punti di sfogo reali, finisce per riversarsi su Internet creando così l’effetto struzzo: la testa è nascosta, ma tutto il resto è ben visibile perché, in ogni caso, molti dei gruppi di discussione in cui tanti ciechi informatizzati si ritrovano a parlare, sono leggibili anche dal pubblico e reperibili tramite i motori di ricerca.

E’ dalla fine degli anni 90 che sono stati fondati i primi gruppi di discussione su Yahoo groups, dove si possono creare delle vere e proprie comunità virtuali gestite semplicemente usando la posta elettronica, mezzo assolutamente preferito dal 99% dei ciechi informatizzati, per la facilità d’uso di software già preinstallati sulla macchina, primo tra tutti l’usatissimo Outlook Express: anche ora, con l’avvento di blog, forum e social network, in pochi si avvicinano alle piattaforme innovative; vuoi per reali problemi di accessibilità di queste ultime, vuoi molte volte per la paura del cambiamento o della effettiva o presunta difficoltà d’uso, si rimane ancora tendenzialmente ancorati al vecchio sistema: outlook, e chi ce lo leva più? Ecco quindi che, in pochi anni, si è moltiplicata a macchia d’olio la presenza sul network di Yahoo, di mailing list dedicate ai non vedenti: digitando “ciechi”, “non vedenti”, “disabili visivi”, “cieco”… sul motore di ricerca di yahoogroups, si trova il mondo e molte volte accade anche di trovarsi di fronte liste che, più o meno, affrontano tutte lo stesso argomento (o non hanno alcuna collocazione tematica definita, trattando sempre e solo i cosiddetti “off topic”, fuori tema).
Non sarebbe un problema di per sè, questo: su Internet ci sono tantissimi siti e comunità virtuali che parlano di uno stesso argomento; e ci mancherebbe! Ci sono altrettanti servizi di forum che hanno le aree tematiche e le aree casuali. Il problema di fondo sta, invece, sul come nel mondo della disabilità ci si approccia a questi utili strumenti di informazione e comunicazione: il gruppo di discussione o il forum anziché essere utilizzato per apprendere e confrontarsi, diventa come fosse una seconda casa e, in certe circostanze, anche quasi fosse addirittura un paese. Sì, un paese, con tanto di mercatino (compro-vendo-scambio), messaggi di auguri e saluti, catene di sant’antonio, annunci, risse telematiche e talvolta pure sistemi più o meno sofisticati per votare, con lo scopo di eleggere il moderatore e cambiare i regolamenti interni ai gruppi stessi, tanto che, quando qualcuno fa notare che quello non è nient’altro che un gruppo, ed è giusto che il gestore decida cosa farne, ecco che si inneggia alla mancata democrazia.
Io ovviamente mi focalizzo più sui ciechi, perché è l’ambiente che per forza di cose conosco di più, ma da esperienze minori avute con altre realtà, mi sono accorta che la cosa è sentita ovunque ci siano persone con una o più disabilità che si confrontino su uno stesso strumento interattivo: ovviamente non è così in tutti i gruppi autogestiti da disabili, ma in molte di queste comunità virtuali, per fortuna non tutte, molte volte si fa largo la polemica, il desiderio di anarchia, il voler essere sempre migliori ed in prima linea, di competere uno sull’altro però è una gara fatta sul nulla, perché alla fine moderare o gestire un gruppo, anche se ha molti iscritti, non è un prestigio per nessuno e allora ecco che ci si “scanna” tra gruppi, si creano mailing list per risentimento verso uno o l’altro, finché si rischia di perdere lo scopo per cui le liste sono state create in principio.
Ma perché tutto questo?
Non conosco tutti i disabili di questa terra, né sono una psicologa; le mie riflessioni nascono da ciò che io ho vissuto e provato, frequentando più o meno assiduamente in passato questi ambienti telematici: è indubbio che le persone disabili vogliano soddisfare un più o meno forte bisogno di relazione e confronto con altri nella propria condizione ma questo non sempre ha effetto benefico: in alcuni di questi gruppi si dice che l’intenzione è quella di aiutare l’integrazione sociale, ma più delle volte si arriva a isolarsi con comportamenti che, palesemente, ci distinguono dal resto degli utenti internet: nella forma e nei contenuti, quindi, mancanza di rispetto delle regole base di quoting, fino ad arrivare nel peggiore dei casi, a insulti ed attacchi personali oppure a divulgazione di corrispondenza privata, cosa che è pure un reato, tra l’altro; questo è, alla fine, un palese sintomo di scarsa integrazione data da una mancanza di confronto a 360 gradi con altre realtà della rete, che per carità ci sono situazioni meglio e peggio ma prima di pensare di essere nel giusto e parlare di mancanza di barriere, sarebbe opportuno avere modo di valutare cosa c’è in giro, misurandolo con la propria esperienza.
Il problema di fondo però non è la forma con cui si scrive una mail o le parole usate, ma il contesto: che cosa porta a certi atteggiamenti da bar, anche nei gruppi tecnici?
Chiaramente non è così per tutti, ma parlando per me e di me, la motivazione di fondo che mi ha spinto a cadere in basso dando corda a molte polemiche sterili è stata la sofferenza, indipendente dalla disabilità, argomento che ho già ampiamente trattato in questo sito.
Il meccanismo che si crea è una sofferenza doppia: quella già preesistente, le cui cause possono essere molteplici, ma di cui spesso ci si vergogna o ci si rassegna, pensando di esserne destinati perché disabili anche se con la disabilità ha poco a che fare. E in più la sofferenza indotta, perché è inevitabile che vedendo gli altri nella stessa situazione, si è talvolta portati a guardare dentro se stessi.
Per me almeno, è stato così: leggevo le discussioni degli altri ciechi, mi ci arrabbiavo e rispondevo, ma alla fine sentivo che mi stavo riducendo esattamente come loro. Pur non essendo sola, pur avendo un bel lavoro e una bella famiglia alle spalle mi comportavo come non avessi niente da perdere e quindi ecco che in me appariva il meccanismo di rifiuto che si prova quando qualcuno, volontariamente o no, ti fa vedere qualcosa che non vuoi vedere.
Anche adesso provo disagio a pensare a quegli ambienti telematici, ma è un sentimento diverso: provo molta tristezza e malinconia nei confronti di certe persone, perché nei loro messaggi di sfogo, polemici, aggressivi o disordinati, vedo delle persone ostaggio di se stesse, che al contrario mio non hanno la consapevolezza della situazione a cui vanno incontro o che, forse, a loro va bene così perché non hanno alcunché da perdere. Vedo uomini e donne, ragazzi e ragazze, rinchiusi nelle loro case con le loro famiglie iperprotettive, oppure privi di affettività a causa della solitudine, voluta o indotta, o di matrimoni basati solo sulla routine e la convenienza. Persone che forse hanno bisogno di un aiuto di qualcuno, e non sanno da che parte iniziare. Persone vulnerabili alla netdipendenza, come lo sono stata io, gente piena di paura, che s’è arresa, che si crede persa ancora prima di iniziare a lottare.

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nov 07 2009

Corso di tango argentino per non vedenti

Continua la, spero, lunga serie di post che intendo pubblicare in merito ad eventi e iniziative organizzati per aumentare le possibilità di relazioni reali dei disabili, tra loro o con persone “normodotate”: una terapia molto efficace per combattere la dipendenza dalla tecnologia è quello di fare attività fuori casa, con persone in carne ed ossa, ed il ballo è, come lo sport, un modo molto interessante per potersi confrontare con le proprie capacità fisiche e con quelle di un’altra persona, nonché per favorire la nascita e lo sviluppo di rapporti umani reali, fuori dall’ambiente Internet. Ovvio che questi corsi per disabili di cui parla l’articolo qui sotto, sono solo dei punti di partenza. Un qualcosa che serva a capire e far capire che anche una persona con disabilità visiva può ballare, ma è sempre viva la speranza che un domani, da qui, si possa partire per poter realizzare dei corsi di danza “misti” nati per chi ha tutti e 5 i sensi ma a cui possa partecipare anche chi ne ha 4.
Lasciando stare il “diversamente abili” scritto nell’articolo, espressione che odio, incollo il testo dopo il salto.

Il Resto del Carlino del 07-11-2009

Non vedenti a ritmo di tango

BOLOGNA. Ballando il Tango le coppie di non vedenti. «Ancora un altro brano», dice Mirto che vuole perfezionare il passo laterale che i maestri di tango
argentino, Bruna Zarini e Michele Mollica, hanno appena spiegato. In via Dell’Oro, a due passi da porta Castiglione, una sala dell’Unione italiana ciechi
e ipovedenti, il martedì sera, si trasforma in una pista da ballo per il secondo corso di tango argentino per non vedenti. Un progetto pilota che nasce
e si sviluppa a Bologna e che presto potrebbe essere esportato in altre regioni d’Italia e, perché no, anche fuori dai confini nazionali. Tutto è nato
dalla creatività di Bruna Zarini, da una vita nel mondo del tango. «Un giorno racconta una mia carissima amica tedesca, Gaby Mann, di ritorno da Vancouver,
mi dice di avere ballato il tango con un non vedente. E alcuni giorni dopo mi contatta Massimo Tagliata, un grande musicista, e mi dice perché non organizziamo
un corso di tango?’. Ricordo di avere risposto d’impeto: Ma è una cosa da matti’. Il tango è basato sull’estetica, sull’aspetto visivo, sulla mirada y
cabezeo’: non funziona per un non vedente. Ma poi ho riflettuto a lungo e ho raccolto la sfida: il tango è un ballo che si esegue anche ad occhi chiusi,
abbracciati, ed è su questo che ho lavorato. Ho spostato tutto dall’aspetto visivo a quello sensoriale». Ed ecco i risultati: una decina di uomini e donne
non vedenti si ritrovano in via Dell’Oro. A questo corso ne seguirà un altro. Va avanti la lezione. Quando Bruna Zarini e Michele Mollica spiegano come
il ballerino deve abbracciare la ballerina, prendono la mano del non vedente e l’accompagnano sulla loro mano per far capire come si deve tenere. Spiega
Bruna Zarini: «I non vedenti hanno una capacità di apprendimento e di memoria incredibile: basta farlo sentire una volta perché eseguano tutto per bene.
E’ chiaro poi che quando ballano, dobbiamo stare loro vicino per evitare che possano inciampare». Il presidente dell’Unione italiana ciechi e ipovedenti,
Egidio Sosio, parla del tango come momento di «socializzazione», un’occasione «per fare incontrare i non vedenti, restii ad uscire di casa». E lancia un
appello alle istituzioni: «Aiutateci e sosteneteci anche finanziariamente dice affinché occasioni come queste siano più frequenti». Il maestro di tango
argentino Gianni Giberti sottolinea: «Da alcuni anni il tango argentino viene proposto a scopo terapeutico sia per i normodotati che per le persone diversamente
abili. Le peculiarità di questo ballo sono tali da renderlo interessante non solo per l’aspetto motorio ma soprattuto per la sua capacità di stimolare
in modo originale ed ampio sia la sfera sensoriale che quella emotiva».

di Pier Luigi Alberici
Se vuoi leggere l’articolo originale clicca qui.

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nov 05 2009

Evento: Elimina amici inutili da facebook e vinci

Categoria: Eventi e iniziative, notizie dalla rete, per tuttitalksina @ 18:16

Ricevo e divulgo da enzo di frenna, direttore di netdipendenza onlus e run for tecnostress.
Il social network del momento, Facebook, ha creato a molti l’illusione di “ritrovare dal nulla” i contatti con amici persi da tempo.
Per carità può anche essere in alcuni casi che in effetti il rapporto si sia interrotto perché si son persi i contatti, e facebook facilita; ma è altrettanto vero che nel 90% dei casi dopo i convenevoli iniziali, se a una persona di noi per anni non glien’è fregato un tubo, continuerà a fregargliene in egual misura; se non addirittura a sopportarsi a malapena, proprio a causa di notifiche, quiz, aggiornamenti di stato assurdi, cause, gruppi, ecc.
Ecco perciò la simpatica iniziativa di Enzo: elimina i contatti inutili e vinci una vacanza! Entro Natale, chi elimina più contatti ritenuti inutili, vince una vacanza in un agriturismo – più informazioni nel blog linkato qui.
Non copio e incollo le parole di Enzo, in quanto in mezzo ci sono foto e visto che son ciecata mi risulta difficoltoso riprodurle, ma siccome qualcuno nel post di Enzo sostiene che “eliminare gli amici è una cosa antipatica”, dopo il salto ne approfitto per dare una semplice netiquette, ricavata dalla mia esperienza, per fare del proprio meglio per non risultare fastidiosi sui social network.

Diamo per assodato che una persona, negli aggiornamenti di stato (“a cosa stai pensando?”) scriva ciò che gli viene in mente. Che può essere una barzelletta, un’imprecazione, una frase romantica o anche perché no una citazione di un libro o articolo di rivista/blog con tanto di link; a meno che, chiaramente, una persona non lanci messaggi palesemente violenti e offensivi nel proprio stato, io sono del parere che ognuno può scrivere ciò che vuole. (compreso augurare le verruche a chi compromette i siti web! E nel caso specifico, chi si offende significa che viene tocato sul vivo!) :)
Chiaro però che se uno inizia a cambiare il proprio stato ogni 10 minuti, diventerebbe antipatico e pesante indipendentemente da ciò che scrive in quanto finirebbe per riempire la prima pagina dei malcapitati contatti, i quali si troverebbero costretti a fare “mostra i post più vecchi” ogni volta che devono leggere, con il rischio di perdersi dei post per loro eventualmente più interessanti, oltre a risultare agli occhi di tutti come uno che nella vita non ha niente da fare se non cambiare gli stati di facebook; questo errore l’ho fatto anche io e ho dovuto farne le spese, quindi, tanto vale. Certo a me personalmente stanno antipatici quelli che si mettono di continuo aggiornamenti di stato a sfondo politico o religioso, ma, sempre per il punto di prima, uno nello stato può scrivere ciò che vuole e se non mi va posso anche non leggerlo; a condizione ovviamente, che non ci sia una violazione della legge.
Seconda cosa, le note, foto, video e link condivisi: non è che perché abbiamo degli interessi comuni io e altre persone, dobbiamo dare per scontato che loro possano accettare di essere “taggate”, come si dice in gergo, nelle nostre pubblicazioni, che con loro poi potrebbero non aver nulla a che vedere.
Terzo punto dolente: i quiz e i giochi/regali/cause in genere: possibile che la gente non capisca quanto antipatico sia ritrovarsi a fare i conti con inviti indesiderati?
Gli abbracci virtuali poi, la gara di chi manda + abbracci, ma possibile? Le “attività recenti” dei contatti, servono proprio a questo: per capire chi è colui, o coloro, che hanno una propensione maggiore ad usare queste applicazioni di dubbia utilità; prima di invitare tutti i contatti a fare un quiz o giocare a un gioco, si guardi nelle “notizie recenti” quante e quali persone hanno fatto quiz spesso nelle ultime 2-3 ore. Perdita di tempo? Sì? E allora giocare ai giochetti stupidi cosa è?
Un altro punto cruciale della questione, è l’invito ad eventi e gruppi, nonché le pagine fan. Questa è effettivamente una funzione molto utile di facebook, se usata bene; io stessa sono venuta a conoscenza di varie iniziative proprio tramite questo social network però anche qui, si valuti la propria lista contatti prima di invitare le persone a eventi o gruppi; perché invitare a un gruppo di sinistra uno di destra, o perché invitare una disabile dal Veneto(come me) a un evento della Sicilia, senza porsi il problema di come e se potrebbe arrivarci? Io ho una brutta sensazione in merito a questo facebook, che le persone vengano spesso e volentieri usate come se fossero dei mezzi di diffusione di notizie; beh, almeno per me, non è così.
Perciò, uno dei criteri secondo me per poter eliminare delle persone da facebook, oltre al discorso conoscenza è anche l’interesse o meno, a livello di contatto, che questa persona ha per noi. Perché tenersi una persona con cui non abbiamo alcun rapporto? Per far numero?
Comunque io estenderei l’”elimina e vinci” anche ai vari programmi di messaggistica; skype, google talk, msn, e affini. Certo in questo caso non si vince nulla, ma almeno ci si guadagna in salute! :)

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ott 30 2009

Corso di ballo per disabili visivi

Categoria: Eventi e iniziative, per ciechi e ipovedenti, per disabilitalksina @ 18:45

Segnalo una interessante iniziativa, pervenutami tramite una circolare dell’unione ciechi della mia città; per ragioni logistiche quasi sicuramente è accessibile solo a chi proviene da Padova o zone vicine, ma non è detto che l’iniziativa non possa suscitare curiosità anche in altre parti d’Italia. Ciò che è sicuro è che io non parteciperò dato che il mercoledì alle 3 sono a lavoro!
Ebbene sì: per poter liberare un po’ di orbi dalla netdipendenza, cosa c’è di meglio se non un po’ di movimento fisico?
Io personalmente non faccio danza, faccio arti marziali e sono perfettamente integrata in un gruppo di persone vedenti però trovo che sia un passo importante iniziare a mettersi in gioco con le proprie capacità fisiche, tramite il divertimento e il ballo è, forse, un ottimo metodo di svago e relazione sociale; anch’io ho iniziato le arti marziali con un breve corso per disabili visivi, dopo mi sono sganciata e forse per tanti altri, col ballo potrebbe essere la stessa cosa!
Buona lettura, buona danza e alzate il culo dalle sedie del pc.

CORSO DI BALLI CARAIBICI RIVOLTO A PERSONE DISABILI DELLA VISTA
I balli di gruppo e i balli latino-americani rivestono senza ombra di dubbio un ottimo collante sociale tra le persone; essi infatti, ricoprono un ruolo importante di unione e di incontro con gli altri, nello spirito di socialità e allegria che caratterizza i ritmi caraibici.
Per questi motivi, anche le persone disabili della vista devono poter godere di questo strumento di socialità; essi devono avere le medesime opportunità delle persone normovedenti per far festa con i propri amici e divertirsi in occasione di feste collettive e di serate nei locali pubblici.
La danza non solo consente di divertirsi a ritmo di musica e di avvicinare altre persone, ma anche di esprimere la propria personalità, le proprie emozioni, sensazioni e di trasmetterle agli altri, acquisendo man mano una padronanza del corpo che si rivela utile anche in relazione allo spazio circostante.
Spesso infatti, la disabilità visiva porta ad un rapporto conflittuale con lo spazio che può essere vissuto come uno scenario ostile, colmo di ostacoli e non come un contenitore entro il quale poter esprimere e scoprire le proprie potenzialità corporee e non solo.
Il ballo infatti, sia singolo che di coppia, porta naturalmente ad abbattere queste barriere e ad acquistare sicurezza in sé stessi. Non solo, danzare assieme ad un’altra persona insegna a modulare le proprie azioni su quelle dell’altro, rispettando i tempi e lo spazio altrui, e modulando i propri passi su quelli del partner, un’importante esercizio di condivisione e di scambio reciproco.
Ciò predetto, il Centro Polifunzionale Regionale in collaborazione con l’U.I.C.I. (?) l’U.N.I.Vo.C. intende realizzare per l’anno 2009 un corso di balli caraibici (Salsa, Merengue e Bachata) e balli di gruppo rivolto alle persone con disabilità visiva dai 18 anni in su e anche agli accompagnatori, amici, assistenti normovedenti.
Si apprenderanno quindi la tecnica, la postura, la guida corretta e la conoscenza del proprio corpo.
Il corso sarà suddiviso in moduli da 10 lezioni ciascuno, e ogni lezione avrà durata di un’ora. Non è necessario essere in coppia. Si svolgerà il MERCOLEDI’ h. 15.30-16.30 in sede da definirsi. E’ prevista una quota simbolica di iscrizione di € 10.
Chi fosse interessato è pregato di rivolgersi al Centro Polifunzionale al numero 049/723489 (referente Dott.ssa Margherita De Poli) per dare la propria adesione o per avere maggiori informazioni in merito.

DOCUMENTI CORRELATI:

Grazie e buon divertimento!

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